La sorte mi ha riservato uno strano destino. Ho avuto l’occasione di curare i primi pazienti ustionati già durante il mio internato come volontario prima della laurea presso la Semeiotica Chirurgic a dell’Università Federico II di Napoli. Mi sono ritrovato a fare delle interminabili guardie nei fine settimana presso il Centro Ustioni di Niguarda a Milano già durante il primo anno della mia specializzazione nel 1978. La terapia delle ustioni è diventata quindi uno dei miei principali interessi. Ho sognato per anni di lavorare in un centro ustioni. Nel 1992 mi è stato affidato per un anno il Centro Ustioni di Luanda , in Angola. Nel 1994 ho finalmente ottenuto di lavorare presso il Centro Ustioni i Roma . Mi sono così dedicato in maniera prevalente a curare le ustioni dei bambini. Quando nel 2005 il primario è andato in pensione piuttosto che effettuare un regolare concorso furono affidate le responsabilità ad un altro collega senza alcuna valutazione dei curriculum. Nel 2007 piuttosto che indire un concorso la ASL RMC preferisce accorpare il Centro Ustioni alla Chirurgia Plastica e chiuderlo successivamente per due anni per effettuare dei lavori di ristrutturazione. Nel 2009 finalmente mi viene affidato un incarico che ,anche se caratterizzato da numerose ambiguità ,accetto con entusiasmo perchè mi permette di coronare almeno temporaneamente il sogno di gestire in prima persona, con le mie idee , le mie conoscenze e la mia esperienza il Centro Ustioni di Roma. Ottengo immediatamente risultati estremamente positivi, gli indici di mortalità del reparto migliorano, riesco ad ottenere la sopravvivenza di pazienti di classi di gravità prima ritenuti irrecuperabili. (Testimonianze) Purtroppo la mia incapacità di ottenere coperture politiche mi rende permeabile ad una serie di attacchi volti a mettermi in difficoltà , per cui devo, “obtorto collo” chiedere di essere assegnato ad altre mansioni. Non so se la mia avventura con la terapia delle ustioni è attualmente realmente finita o si tratta di una pausa. In paesi differenti dall’Italia , indipendentemente dal loro livello di democrazia e avanzamento culturale e sociale, quando un professionista si trova nelle mie condizioni attuali , torna “sul mercato” ed attende e valuta nuove proposte di lavoro. Io so che in Italia ciò non può avvenire , anzi tutti si affretteranno a dare supinamente ragione a coloro che mi hanno messo in qusta condizione. Per certi aspetti legati al “burn out” che la cura degli ustionati sicuramente provoca, soprattutto per chi come me si occupava personalmente anche di tutta la parte intensivistica della loro cura, posso considerare l’avvenuto anche una liberazione, mi resta però l’amaro di sapere di vivere in un paese dove la meritocrazia resta una meta irraggiungibile. (Approfondimenti)




