L’ospedale Sant’Eugenio è tornato alla sua vocazione originaria con la riapertura del reparto “Grandi ustioni”.
Trascorsi 17 mesi dalla chiusura, quando il centro ha continuato a funzionare ma in condizioni disagiate e solo per i casi più gravi, ieri il presidente della Regione, Piero Marrazzo ha inaugurato le nuove strutture. Giusto in tempo per ospitare una donna di Olevano Romano che ieri mattina si è data fuoco per impedire lo sfratto e trasferire Sing Navte, l’indiano aggredito e bruciato a Nettuno.
Un reparto all’avanguardia, quello dell’ospedale dell’Eur. Con 28 posti letto (due in più della precedente organizzazione): quattro quelli per l’alta terapia intensiva, destinati cioè ai pazienti con ustioni in oltre il 40% del corpo; 10 per la terapia subintensiva, riservati a chi ha riportato ustioni dal 15 al 40%; 14 per i pazienti in condizioni meno gravi, con ustioni inferiori al 10%. Per i malati più piccoli, al di sotto dei tre anni, poi, sarà garantita l’assistenza presso il Bambino Gesù.
La ristrutturazione è costata alla Regione 3 milioni di euro. Più della metà spesi per strumenti e tecnologie: «dall’idrobisturi all’uso delle cellule staminali. E un sistema di quattro telecamere installate nella sala operatoria» ha precisato il direttore sanitario Paolo Palombo.
L’obiettivo ora è invertire il flusso della mobilità passiva: durante il 2008, nonostante la chiusura del reparto, 13 pazienti di altre Regioni sono stati curati al Sant’Eugenio, 10 invece quelli trasferiti in altri ospedali d’Italia. “Ci sono voluti 19 anni per essere ristrutturato – ha spiegato Marrazzo – Chiedetemi come abbiamo fatto con quel debito ad andare avanti. Terremo la barra dritta per la costruzione di tutte quelle strutture che servono ai cittadini. A chi mette manifesti per strada – ha aggiunto – dicendo che si chiudono gli ospedali, chiedo rispetto perché stiamo lavorando per dare risposte moderne alle richieste dei cittadini. Il Sant’Eugenio tornerà ad essere un punto di riferimento, il Cto non chiuderà e il pubblico sarà centrale”.
24/02/2009 Viviana Spinella
da Il Tempo.it Roma
